A Piece Of Mologue
L'intervista a Philip Roth, registrata in occasione dell'assegnazione del Booker International Prize 2011.
Roth parla dei suoi personaggi, di come un romanzo conduce a un altro, di come è diventato scrittore, degli scrittori che l'hanno ispirato. Al termine ricorda John Updike, ritraendolo come uno scrittore dalle infinite potenzialità e da una libertà narrativa incomparabile.
di Sam Stoner
La quarta edizione del Man Booker International Prize 2011, il più prestigioso riconoscimento letterario di lingua inglese, ha visto come vincitore lo scrittore statunitense Philip Roth, 78 anni, autore del celebre “Lamento di Portnoy” e di “Pastorale americana” romanzo con il quale si è aggiudicato il Premio Pulitzer nel 1997, per non contare le candidature al Nobel per la letteratura. Ogni anno sembra essere il favorito, e di fatto lo è, ma non riesce a spuntarla sui più mediocri antagonisti.
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Carmen Callin |
Appunto, chiunque altro a parte Roth. Forse a causa di come Roth tratta le donne nei suoi romanzi, per quanto la Callin abbia dichiarato al Guardian che le implicazioni femministe non hanno a che fare con questa sua decisione. Di fatto, Roth come Zuckerman (il suo alter ego letterario misogino e sessuomane protagonista di molte sue opere) è stato bistrattato pubblicamente proprio da una donna, come accade nei suoi romanzi: l’Autore viene buttato nel fango, considerato un pervertito privo di umanità e talento.
La giuria del Man Booker, comunque, difende la decisione, meditata e arrivata dopo 18 mesi di letture e discussioni. Nella motivazione del premio si legge: "Per oltre 50 anni i libri di Philip Roth hanno stimolato, provocato e divertito un enorme, e ancora in espansione, pubblico di lettori. La sua immaginazione non ha consentito solo di riformulare l'idea di identità ebraica ma ha rianimato la narrativa in generale e non solo la narrativa americana".
© 2011 by Sam Stoner