Stephen King: senilità o pigrizia nel pasticcio Revival?


di Sam Stoner

Caro Stephen King… che dire del tuo ultimo romanzo, Revival?
La prima cosa è che devi smetterla di tirare in ballo queste cazzo di malattie terminali. Ce ne sono i tutti i tipi e la cosa comincia a essere irritante. Un po’ come fanno i vecchi seduti fuori del bar che non fanno altro che parlare di come è morto il loro amico e poi quell’altro e l’altro ancora, descrivendo tutta la trafila medica e commentando che è inevitabile passarci per tutti . Non sei vecchio e rincoglionito, King. Elmore Leonard ha continuato a scrivere fino a 85 anni senza rompere i coglioni con le malattie ma divertendosi a scrivere e basta, e in modo scintillante.  
Perché dico questo? Perché oltre alle malattie terminali, il protagonista non fa altro che lamentarsi della vecchiaia che incombe. Di come ci si debba rassegnare a un decadimento fisico e mentale miserabile. King, avresti dovuto parlare con il regista Manoel de Oliveira che ha continuato a girare film e a scorrazzare per i vari festival del cinema anche ben oltre i 100 anni di età. In culo alle tue considerazioni sulla famigerata vecchiaia.

La storia.
Caro Stephen King, narri di guarigioni miracolose, fenomeno che esiste, al quale la comunità medica non sa dare alcuna spiegazione logica limitandosi ad alzare le spalle. A volte il tuo romanzo sembra inserirsi nel filone New Age. Cosa devo pensare? Che a 67 anni (Arnold Schwarzenegger, tuo coetaneo, ha girato Terminator Genesys, e spacca!) ti senti vecchio e decrepito e quindi affermi che non esistono le guarigioni miracolose e tutti devono morire in modo triste e misero? Ti dico una cosa, se mi diverto a leggere di gente che viene fatta a pezzi da uno zombie (Cell) o la cui anima viene succhiata da vampiri evoluti (Doctor Sleep), non mi diverto affatto a leggere di persone malate destinate semplicemente a crepare.  Spero che in futuro tu la smetta con questa rottura di coglioni sulla vecchiaia e la morte.

Caro Re, passiamo alle dolenti note.
La pecca madornale di questo romanzo non è in quanto ho detto, ma si trova altrove. E sinceramente non capisco come tu abbia potuto scrivere un simile minestrone, qualsiasi altro autore sarebbe stato gettato dalla finestra dal più scarso e incompetente editore.
In “Revival” hai inserito un elemento come il De Vermis Mysteriis (il libro dei vermi) creato da Robert Bloch nel racconto “The Shambers from the Stars”, ripreso da H.P. Lovercraft come premessa al suo leggendario Necromicom, anche questo citato da te. Per essere chiari stiamo parlando del Santo Graal di ogni lettore di Horror.
Ebbene, Tu ci sveli che Revival si basa sul De Vermis, ma lo fai solo a pagina 400… Prima non c’è nulla, ma proprio nulla che possa indurre il lettore anche solo a pensare a qualcosa di inquietante, figuriamoci  al libro dei vermi che da solo ha ispirato decine di opere. E allora, ti chiedo, che cazzo stavo leggendo nelle prime 400 pagine?
Eppure nelle prime pagine di "Revival" le premesse c'erano tutte, a partire dall’entrata in scena del co-protagonista Charles Jacobs. Forse ti sei dimenticato dei tuoi precedenti romanzi come “Cose preziose” o “La tempesta del secolo”. Ti ricordi quanto cazzo erano inquietanti Leland Gaunt e Andre Linoge? Mi aspettavo di trovare in Charles Jacobs la stessa aura di latente Male, e invece, dopo un’entrata in scena favolosa e ricca di pathos:

“ … quando un’ombra calò sopra il campo di battaglia. Alzai lo sguardo, accorgendomi di un tizio che se ne stava lì. Oscurava il sole del pomeriggio, il profilo del corpo circondato da un alone dorato: una specie di eclissi umana.
… Di colpo sparirono gli schiamazzi  dei ragazzini in cortile, la musica del piano di sopra,il frastuono nel garage. Persino gli uccelli smisero di cantare. …
«Lei chi è? » gli chiesi.
«Charles Jacobs.»”

trasformi Charles Jacobs in un ometto che si diverte a giocare con la corrente, nei panni di reverendo, di imbonitore di fiera, di ciarlatano. Sia chiaro anche il dottor Frankenstein si “divertiva” con la corrente ma l’aria di rarefatta inquietudine che si respira fin alla prima pagina del capolavoro di Mary Shelley in “Revival” è stata gettata via. Perché lo hai fatto? Con quale fine?   
Sembra che le ultime 179 pagine e poi le restanti 288 Tu le abbia scritte in tempi diversi e con intenti diversi, per poi incollarle in malo modo per realizzare un romanzo corposo. Del resto fino al capitolo 11 non c’è traccia di elementi esoterici né di passaggi inquietanti capaci di affondare nelle paure ancestrali dell’uomo che Tu hai maneggiato con genio per quaranta anni, elementi che riprendi alla grande nell’ultima parte del romanzo. Sembra, appunto, di leggere due romanzi diversi.
Revival di 179 pagine (meraviglioso) e l’altro di 288 nel quale parli del fenomeno delle guarigioni miracolose.

Mi auguro che nel prossimo romanzo Tu possa tornare a divertirti e a divertire noi lettori con la Tua straordinaria scrittura, mettendolo in culo alla vecchiaia e alla morte e soprattutto alla confusione posticcia.
Evoco la follia geniale di Jack Torrance! Jack che tu possa essere per Stephen King ciò che George Stark è stato per Thad Beaumont.
Amen.


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