"Me ne stavo lì, a terra. Con un fiotto di sangue che si riversava su quel freddo e desolato marciapiede. Stavo crepando. Lo sapevo e non potevo farci niente, se non aspettare la morte..."



(da “L’inferno” di Sam Stoner)



sabato 7 gennaio 2012

REVIEWS: Richard Matheson | Io sono leggenda


di Sam Stoner

“Robert Neville. L’ultimo umano sopravvissuto, in un mondo popolato di vampiri.”

Da questa manciata di parole nasce il romanzo.
Matheson avrebbe potuto seguire molte strade, le più immediate sono due: quella splatter e quella d’azione; ma lui, scrittore del “non detto”, “dell’angoscia”, non ha neanche considerato queste possibilità. Doveva trovare un’altra chiave. Ed è riuscito a trovarla. Ma non è ha voluto svilupparla, sviscerarla, lavorarla di cesello. C’è e basta.
Per questo Io sono leggenda non mi è piaciuto.
Molto si è scritto su questo romanzo. Avevo l’assoluta certezza di leggere un assoluto capolavoro.
Per molti lo è, forse per tutti.
Non so se lo sia, ma una cosa la so: a me non è piaciuto.

Richard Matheson
Vediamo il perché.
Mi sono approcciato a Matheson come al padre di una narrativa fantastica che spazia dall’horror, al paranormale, alla fantascienza, al thriller. Autore eclettico e geniale. Quindi non mi aspettavo di leggere un romanzo sui vampiri, ma un romanzo che offrisse spunti diversi come la rilettura del tema dell’alienazione, della lotta tra il bene e il male, della elaborazione di una nuova società fondata su principi etici e morali inimmaginabili.
Temi presenti, questi elencati, ma non sviluppati.
È come se Matheson avesse scritto un lungo MAGISTRALE incipit e un finale claustrofobico. E nel mezzo?
Il corpo centrale del romanzo è assente.
Anzi, no. C’è. Ma è una svista. Una macchia sullo schermo che si cerca di grattare via. È un virus vampiresco, GENIALE, e mal sviluppato.
Tanto per cominciare il protagonista avrebbe dovuto essere un ricercatore. Un genio della genetica. Non un normale lavoratore.
Invece è proprio una persona nella media, e nelle sue mani questa affascinante idea del virus vampiresco diventa un giocattolo pericoloso che rischia di scoppiare in mano al lettore. Lettore che come me si chiede dove voglia arrivare Matheson. Ma non perché questa idea sia sballata, ma solo perché è un’idea che risulta folle in mano a questo protagonista: non sa nemmeno come si usa un microscopio, figuriamoci come può avere le competenze per arrivare a una conclusione del genere.
E nel momento che questa conclusione arriva, cosa se ne potrebbe fare?

I PREGI
Il capitolo 9
Il più terrificante. Raramente ho trovato capitoli così perfetti nella loro architettura pienamente drammatica. La morte, l’angoscia, l’eternità come un carcere maledetto, gli squarci interiori, i dubbi, il dolore.
“E, vagamente, nel profondo dei tessuti cerebrali che ancora si dibattevano, si chiedeva come potesse starsene seduto lì, non capiva perché la sua disperazione non lo schiantasse al suolo.”
Le ultime righe, del capitolo sono un suggello perfetto. Inaspettato. Un boato che fa sobbalzare l’anima. Si resta con la pagina aperta, stupiti e basiti. Matheson ci ha preso per mano fin dalla prima riga del capitolo per portarci fin lì, sul baratro dell’orrore, per poi spingerci giù. E la cosa folle è che è bello essere buttati giù da un genio come lui.

Prosa
Valerio Evangelisti nella postfazione di questa edizione di Fanucci 2008 parla di prosa secca e asciutta.
Non sono d’accordo.
Se può essere vero per altri romanzi, come Helen Driscoll, non è così per Io sono leggenda, ci sono pagine che ricordano gli slanci letterari di Faulkner intessuti nelle atmosfere nere di Kafka. Pagine che è necessario leggere più volte per apprezzarne in pieno l’emotiva forza vibrante. In alcuni passaggi, Matheson sfiora la poesia. E questo succede in quasi ogni capitolo. Quindi, parlare di prosa secca e asciutta mi sembra una vera castroneria, a meno che Evangelisti non abbia come riferimento la prosa che Mann esprime in La morte a Venezia. Se così fosse, la prosa della quasi totalità degli autori sarebbe secca e asciutta.

Per finire
Molte le lodi a Matheson.
Eppure Io sono leggenda non mi è piaciuto.
Troppe aspettative, forse.
Una cosa è certa, è un romanzo ricco di idee e di atmosfere terrificanti. Idee che altri autori hanno colto e sviscerato. Idee che spingono ad ampliare lo sguardo nell’approcciarsi a un qualsiasi tema.

È la lezione tipica di Matheson: non c’è argomento sul quale sia stato scritto di tutto. C’è sempre un punto di vista non colto.
Grazie Richard


© 2012 by Sam Stoner



Titolo: Io sono leggenda
Autore: Richard Matheson
Editore: Fanucci
Anno: 2010
Pagine: 208
Prezzo: € 12,90
ISBN: 978-88-347-1604-5
Traduttore: Simona Fefè