"Me ne stavo lì, a terra. Con un fiotto di sangue che si riversava su quel freddo e desolato marciapiede. Stavo crepando. Lo sapevo e non potevo farci niente, se non aspettare la morte..."



(da “L’inferno” di Sam Stoner)



martedì 18 dicembre 2012

RECENSIONE | Cronache dalla fine del mondo


 
"La ventola gira sul soffitto.
La sua debole ombra trascina i miei pensieri, li trancia con le sue pale facendone coriandoli neri perfetti per questo inferno.
Molto tempo fa, quando aprivo gli occhi al mattino ringraziavo quel dio ormai dimenticato di avermi regalato un altro giorno di vita, ora mi si contorce lo stomaco perché mi rendo conto di non essere crepato nel sonno.
La ventola gira. Il sudore cola sulla pelle, l’umidità corre sulle pareti disegnando fantasmi di piombo che irridono questa non-vita. Non so più nemmeno che anno è. Come se poi avesse importanza. È solo un nuovo giorno. Tutto qua.
Mi alzo e apro le persiane per far entrare il grigiore del mattino nella stanza. Ormai il sole è soltanto un ricordo. Da quando è arrivato il grande buio, da quando queste fottute nubi nere hanno oscurato il cielo, sulla terra è calato un crepuscolo invernale, perenne e privo di colori. Un crepuscolo con il quale si potrebbe anche convivere, ma non in questo inferno. Un inferno chiamato C-4: la città fantasma nella quale sono confinato..."
(incipit del racconto di Sam Stoner "Comandamento Numero Uno")

 
di Sam Stoner
 
La giornalista e scrittrice Laura Costantini e l’editore Francesco Giubilei, patron di Historica Edizioni, al termine di una notte passata a sbevazzare rimasero sbalorditi di fronte alla notizia dell’imminente fine del mondo letta per sbaglio sulla settimana enigmistica. I fumi dell’alcol li convinsero che quei nanerottoli dei Maya erano più in gamba di Frate Indovino e decisero, seduta stante, di realizzare la raccolta dei più fantasmagorici racconti aventi come tema la fine del mondo. Come se ai lettori potesse fregare qualcosa di queste fantasie cialtronesche.
Ormai persuasi della necessità dell’opera chiamarono a raccolta centinaia di invasati dalla penna facile, selezionandone venticinque. I venticinque, compreso il sottoscritto, che costituiscono la banda di cialtroni chiamati impropriamente scrittori da qualcuno.
Nacque così l’antologia Cronache dalla fine del mondo.
Perché leggere quest’opera, vi starete chiedendo.
Diciamo che l’antologia può offrire spunti su cosa fare prima della fine del mondo, avendo chiaro quali potrebbero essere i tremendi scenari futuri. E qui una bella grattata di palle ci sta proprio bene. Le mie si sono ormai consumate.
I suddetti cialtroni, ancor più dei folli promotori, si sono dati da fare. Così, sfogliando l’antologia troverete di tutto. Da chi aspetta la fine del mondo consolandosi con una bella trombata in una stanza d’albergo, chi con un pompino sotto il Vesuvio, scrittori che si smanettano il “manico” sul balcone (no, non sono io…). Una cosa è certa, bisogna provare a infilarlo, visto che nel futuro chi proverà a farsi una sveltina creperà con dolore sempre che abbia a disposizione qualche donna e non un orto, anche se ben protetto da alte mura di cinta.
C’è anche chi delizia il palato con biscotti appena sfornati inzuppati in un buon moscato, il che è una gran bella consolazione. Topi permettendo.

Non mancano gli alieni, non proprio svegli visto che si lasciano fregare da ragazzine armate di fionda e da  mezzofondisti andati in bianco. Va meglio alle deità assortite (quelle dell’Olimpo), le quali mantengono un minimo dignità anche nella sconfitta. I cataclismi, invece, la fanno da padroni. E qui sono cazzi. Per non parlare della guerra nucleare in diretta tv.

Ci sono le donne. Donne in dolce attesa che prendono il volo nella speranza di un futuro migliore, donne che si godono la vendetta mentre si abbronzano alla luce di un sole notturno. Altre che figliano gemelli a tutto spiano, e altre ancora che respirano catrame dentro una grotta giocando a fare le boy-scout.

C’è anche chi finalmente trova il coraggio di essere se stesso, perfino di fronte all’autorità paterna, la sola fregatura è l’imminente fine del mondo, ma non sempre le cose vanno come dovrebbero. Lo sa bene Dio, che non può nemmeno regalarsi un fine settimana di pesca senza che gli umani mandino in vacca la sua amata Terra, soprattutto quando in circolazione ci sono imbranati astronauti senza patente intergalattica.
Per i nostri autori, piove anche durante la fine del mondo. In alcuni casi si tratta di meteoriti, in altri di magiche lacrime di due amanti. Una cosa è certa, nessuno può sapere in anticipo quale sarà la propria reazione, e così malgrado i morti e la distruzione capita che il bisogno di regole porti i superstiti a restare ordinatamente in fila tra le macerie così come altri decidano di spaccare crani come si potrebbe fare con una noce di cocco. C’è chi racconta il macabro con colore ed eleganza, anche se il bello, per alcuni, arriva migliaia di anni più tardi, in un futuro così lontano da sembrare irraggiungibile. Un futuro in cui Bolle Papali sul cataclisma sono diventate ormai reperti archeologici e dove le nuove civiltà guardano con sospetto ogni sopravvissuto alla Voragine Definitiva, quella in cui un padre ignaro e un po’ fesso gettava sedie per diletto dei propri figli.
Le buone abitudini, però, restano. Come quella di banchettare felicemente. Anche se qualcuno preferisce del semplice pane e acqua alle prelibatezze offerte, instillando nel lettore il sospetto che alcuni enigmi siano destinati a restare per sempre irrisolti.

Vi starete chiedendo io cosa ho scritto. Da buon estimatore del genere femminile, nel mio racconto dal titolo “Comandamento Numero Uno” ho parlato di sesso. Il titolo è un chiaro riferimento ai Dieci Comandamenti, in particolare al comandamento che recita "Non commettere atti impuri". Un cattolico in perenne conflitto con i propri dogmi come me si è posto il problema della procreazione dopo la fine del mondo. Ho immaginato i nuovi capi come dei prelati nazisti. Non dico altro.

Ma vediamo tutti i racconti.
27 giugno 1973 di Marco Scaldini
Una cosa è sicura, Marco Scaldini è un vero appassionato di atletica, come pure appassionato di tale Marcello Fiasconaro, primatista degli 800 metri piani nel 1973, di cui io ignoravo l’esistenza. Il racconto è ben scritto e originale la trovata con la quale il protagonista cerca di eludere gli alieni, un po’ tordi, bisogna dirlo.
Viaggio alla fine del mondo di Marco Migliori
Protagonista del racconto è un bambino come anche sua è la voce narrante. Attraverso i suoi occhi ancora puri e ingenui, anche la fine del mondo assume la forma di un gioco mentre intorno a lui tutto si disgrega.
20.12.2012 di Aurelio Raiola
Assumere Aurelio Raiola lontano dai pasti. Ho letto il suo racconto durante la colazione e lo zabaione, per le inaspettate risate, mi è andato di traverso. Raiola inventa e non si riesce a capire dove voglia andare a parare, ogni periodo è una sorpresa. Sorpresa condita da risate, rigorosamente all’ombra del Vesuvio.
Le cose da salvare di Giovanni Stoto
Inaspettato e romantico Stoto in questo racconto in cui la famiglia è in primo piano. Sì, tra le cose da salvare, alla fine, le sole importanti sono le vite delle persone care. Tutto il resto perde importanza. Protettivo. Rassicurante. E come sempre, davvero ben scritto.
L’ultima notte al mondo di Alessandra Gaggioli
La Gaggioli ci ricorda che ognuno ha un proprio mondo e quindi ognuno ha una propria fine. Una fine alla quale segue un inizio. Il suo è un messaggio di speranza, invece di disperarci per ciò che perdiamo dovremmo guardare con curiosità ciò che arriverà.
Una lettera a Vostro Onore di Roberto Riccardi
La fine del mondo può essere l’occasione per confessare l’inconfessabile. Una confessione che in questo caso emoziona. Colpisce duro. Un boato silente che esplode nell’anima con rabbia, fragilità, amore, risentimento. Ed ecco che tutto si può dire, anche ciò che sembrava impossibile.   
Cronaca di un’apocalisse annunciata di Alessandro Bastasi
La sferzante ironia del racconto conquista attenzione e sorrisi. Originale, e creativo Bastasi rielabora il tema dell'Apocalisse costruendo il tutto sui dialoghi. Operazione complicatissima e riuscita. Ben pochi riescono a destreggiarsi con i dialoghi, Bastasi è uno di questi “pochi”. Incipit che cattura senza mai mollare la presa.
Wakham di Marco Sisi
Per Marco Sisi non ci sono catastrofi naturali né alieni. L’uomo fa tutto da sé. È il solo racconto che mi ha lasciato l’amaro in bocca. Succede sempre quando un evento narrato è realistico e possibile. Una fine del mondo che viaggia inesorabile sui media lasciando tutti noi, inermi spettatori della follia di pochi uomini.
Chi ha detto che i topi non mangiano formaggio? di Fausto “Falconiere del bosco” Marchetti
Poesia. In questo racconto l’attenzione è spostata sulle emozioni. L’ambientazione è campestre. Il protagonista è un uomo semplice, di quelli capaci di dare un colore nuovo alla realtà, di offrire una via di fuga dal razionale, di far riflettere sognando. Anche sulla fine del mondo.
Ogni venerdì di Marco Proietti Mancini
Fine del mondo romantica e intima. Come sempre la sua scrittura induce domande sulla propria esistenza. Marco ci chiede quale è la fine del mondo che affrontiamo quotidianamente, una fine molto più angosciante di quella dei Maya perché induce piccole incessanti mortificazioni che ci auto infliggiamo.  
Mezzogiorno di Pierpaolo Turitto
Racconto “magico” per Pierpaolo Turitto. Ancora un’ulteriore interpretazione della fine del mondo. In questo caso una fine eterna capace di ripetersi all’infinito contraddistinta da un amore che l’emblema di tutti gli amori, quelli contrastati dal fato. Un fato beffardo, ma forse anche generoso.
Fine del mondo in 3D di Ulissa Erre
La sconosciuta Ulissa Erre sa scrivere bene. E sa strappare anche qualche risata. Spesso ci si chiede perché debba esserci la fine del mondo, la risposta è una sequela di giuste quanto scontate  motivazioni. Ulissa è riuscita a dare brio e vivacità a questa risposta, sorprendendo il lettore nel finale.
Lui tornava a casa di Stefano Olivieri
Alternanza di ruoli in questo racconto. Due i protagonisti: lui, extra comunitario alla ricerca di un luogo dove fermarsi e lei, laureanda con una vita agiata alle spalle. Vite che si incrociano a ridosso della fine del mondo, e forse è più di un semplice sfiorarsi.
Alla fine sempre in coda di Carlo Vecchiarelli
Ininterrotto flusso di coscienza del superstite al cataclisma. Linguaggio forbito, pieno. Una lettura non per tutti i palati. Una scrittura che agli antipodi con quella del racconto che segue. Una scrittura quella di Vecchiarelli che funziona. Interessanti considerazioni sul collasso sociale e sulla natura dis-umana.
Il giorno in cui Camilla ed Ettore salvarono il mondo di Carlotta Borasio
Come dicevo, la scrittura di Carlotta si contraddistingue per una apparente semplicità che altro non è che la capacità di far calare il lettore nella narrazione facendolo sentire a casa. L’autore scompare, rimangono i protagonisti, in questo caso bambini, quanto mai reali e a più dimensioni.
Il buco con la terra intorno di Fabio Assumma
Grazie a Fabio per la sua comicità. Ci voleva qualche risata a questo punto dell’antologia. Il suo racconto sembra essere una scena del mitico film di Mel Brooks, “Balle spaziali”. Dialoghi surreali e situazioni folli. Il tutto ambientato in una navicella spaziale con due protagonisti pazzi.
Il silenzio perfetto delle ultime cose di Fabrizio Billero
Un appartamento, la fine del mondo e un uomo. I suoi pensieri, la paura continuamente stigmatizzata ma onnipresente. L’intima angoscia, il desiderio di sfuggire al presente, la rassegnazione, la sconfitta. Il tutto legato non alla fine del mondo ma alla propria vita. Una vita di silenzi che alla fine si sposa con il silenzio perfetto delle ultime cose. Un vero Noir.  
L’immondo dopo la fine del mondo di Giuseppe Astore
Fantasy molto attualizzato. Quasi alla Tim Burton. Scenografico, descrittivo. Costumi geniali. Denuncia di un mondo intossicato. Voglia di emozionare. Una solarità macabra e colorata quella di Storage. (recensione di Federica Gnomo)
Sole notturno di Donatella Righi
Scrittura forte. Dura. Incisiva. La Righi sputa le parole sulla pagina ed è un piacere leggerle. Direi che lo stile supera la storia. Due protagonisti che raccontano la stessa fine del mondo. Una fine che scivola via sulla loro pelle bruciata dal sole notturno perché in loro la sofferenza e il riscatto sono così grandi da andare oltre qualsiasi fine.
La rivoluzione di Vito Ferro
L’idea di un carcere come rifugio invece di una gabbia è originale e densa di simboli. Il tutto sorretto da una scrittura capace e consapevole. Due i protagonisti, due voci diverse: da una parte la speranza e l’inquieta voglia di agire e dall’altre la cosciente maturità. La fine del mondo si sente, si avverte, ma non si vede.
Uguale per tutti di Francesca Montomoli
Claustrofobico. La protagonista si trova in una bara: il mondo dopo la fine annunciata. Ne è cosciente ma scalcia. È la vita che non si arrende. Donna forte, risoluta, piena di risorse. Sono felice che ci sia questo personaggio nella raccolta, per ricordare la straordinaria forza della donna, troppe volte messa nell’ombra, per dare spazio all’uomo.
 
Comandamento numero uno di Sam Stoner
Racconto magistrale, il migliore mai scritto nella storia della letteratura mondiale. Stoner si supera, per stile, struttura e idee. Orwell avrà sicuramente viaggiato nel tempo per leggere questa meraviglia e poi scrivere il suo 1984. La denuncia per plagio ai parenti di Orwell è alle porte.  
Il mondo di sotto di Alexia Bianchini
Visone nerissima e spietata su ciò che seguirà alla fine del mondo. Fine che non è quella delle metropoli ma quella del cuore, dell’amore, della speranza. “Il mondo aveva perso colore” scrive Alexia, in realtà non parla del mondo ma dell’animo umano, irrimediabilmente perso.
Initium Novi Regni Iudeorum di Mario Borghi
La Chiesa. Sempre in mezzo. Anche in occasione della fine del mondo. Insomma, sembra che Dio sia alle dipendenza della Chiesa e non il contrario. Solo i potenti si salveranno tutti gli altri, poveri stronzi senza potere e soldi, creperanno.
 Il pranzo di ringraziamento di Enrico Gregori
Gregori sorprende, inventa, da origine a una società e a un popolo, i Neoviti. Ci ho messo un po’ per “entrare” nel racconto, ma alla fine ce l’ho fatta, impossibile da abbandonare alla prima lettura, la fascinazione che esercita spinge a rileggerlo. Non per tutti i palati, solo per quelli più raffinati. Gregori scomoda la leggenda di kaspar Hauser, enigma non solo del suo tempo ma, a quanto pare, di tutti i tempi.