"Me ne stavo lì, a terra. Con un fiotto di sangue che si riversava su quel freddo e desolato marciapiede. Stavo crepando. Lo sapevo e non potevo farci niente, se non aspettare la morte..."


(da “L’inferno” di Sam Stoner)


venerdì 10 marzo 2017

Come diventare editori... con l'aiuto di Silvan, il Professor X e il Maestro Yoda.


È davvero esilarante l'intervista a Giovanni Peresson, responsabile dell'Ufficio studi dell'Associazione italiana editori (Aie). 

L'aspetto comico è che questa intervista, rilasciata nel 2012, secondo le intenzioni di Peresson sarebbe dovuta servire da
volano per il corso organizzato dalla Siae ossia " Come diventare editori. I primi passi per aprire una casa editrice (pensando anche agli e-book)".

Il titolo è accattivante, non c'è dubbio, merito a chi l'ha elaborato ma se dietro questo titolo c'è davvero quanto accennato in questa intervista da Giovanni Peresson allora c'è da chiedersi se forse non si è trattato di uno scherzo.

Ecco alcuni illuminanti passi:

1. “Per aprire una casa editrice serve un budget "minimo" ossia 120 mila euro”.
Insomma, di questi tempi a chi non avanza un centomila liquido?

2. “Bisogna individuare una nicchia di mercato molto grande”.
Come concetto è illuminante, io proporrei una vasta area di mercato ma di nicchia, che ne dite?

3. “Prima, però, occorre effettuare un'attenta analisi del mercato, chiedendosi se vi siano già altri progetti o collane con lo stesso target”.
Capito ragazzi? Dovete creare collane nuove che mirino a un target nuovo come i lettori alieni, non importa se ancora non esistono romanzi per la vostra collana originale, altrimenti potreste sempre cancellare il genere noir e rinominarlo con un bel nome originale. Mica siamo fessi.

4. “Pianificato tutto a puntino? Perfetto: è il momento di passare all'azione. O quasi. Prima ci sono i soliti adempimenti burocratici.”
Ma certo, che saranno mai questi “soliti” adempimenti? Soltanto una Comunicazione Unica che permette di iscriversi presso il registro delle imprese della Camera di Commercio, dotare l'impresa del codice fiscale e della partita Iva presso l'Agenzia delle Entrate, regolamentare la posizione presso Inps e Inail, assolvimento dell'imposta a monte da parte dell'editore più un balzello da pagare ogni tre giorni. Insomma, cazzatelle.

5. “Inutile sottolineare che la chiave per la sopravvivenza di un piccolo editore è ridurre al minimo le copie invendute. “
Il “piccolo” imprenditore ossia quello che ha investito 120 mila euro ossia un quarto di un miliardo delle vecchie lire… dovrà chiamare Silvan e chiedergli di ridurre al minimo le copie invendute. Cacchio ci vuole.

5. “Il piccolo editore deve impegnarsi in prima persona, visitando spesso le librerie più importanti.”
Ovviamente il “piccolo imprenditore”, invece di seguire la sua azienda, si incammina per le strade delle città italiane lasciando il suo ufficio e la sua attività per parlare di persona con i direttori di… quante librerie? Forse centinaia perché si parla delle più importanti sul territorio nazionale. Così, dopo un paio di anni a fianco di Jack Kerouac, il piccolo imprenditore potrà tornare in azienda.

Non c’è che dire, se il programma del corso si è basato su questi punti sarà stato a dir poco illuminante.

Peresson è sempre all’Iae. Qui l’intervista completa







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